Atri: il Pd critica la chiusura degli uffici giudiziari

6' di lettura 26/09/2013 - Sulle sorti del tribunale avevamo lanciato l’allarme nell’ottobre del 2011, fummo tacciati di allarmismo e terrorismo mediatico; abbiamo però insistito con comunicati, manifesti e assemblee pubbliche.

Altri erano tranquilli e fiduciosi perché rassicurati dalla propria parte politica. Avevamo ragione a non fidarci, in questi giorni assistiamo allo scempio della chiusura del tribunale!

Il locale Circolo del Partito Democratico denuncia da alcuni anni che Atri sta subendo attacchi concentrici dalla classe politica locale e nazionale del centrodestra sin dai tempi dell’ultimo Governo Berlusconi.

Ricordiamo in particolare come sia stato l’allora Ministro berlusconiano Nitto Palma a dare la stura alla chiusura dei locali uffici giudiziari.

Però, prima con il Governo Monti e adesso con quello Letta, anche altri schieramenti e partiti, compreso il PD, si sono assunti la responsabilità di perseverare senza ripensamento alcuno con una riforma quantomeno discutibile: la soppressione di 30 “piccoli” Tribunali e altrettante Procure della Repubblica e di 220 Sezioni Distaccate di Tribunale sta comportando e comporterà gravissime ripercussioni sociali ed economiche per centinaia di comunità, ivi compresa, purtroppo, la nostra amata Atri.

Gli obiettivi dichiarati della riforma (cfr. art. 1 comma 2 Legge 148/2011) sono il risparmio di spesa e il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario, ma è sin da subito evidentissimo che tali obiettivi saranno irraggiungibili.

In particolare è previsto che la riforma, a pieno regime, comporterà un risparmio annuo di una cinquantina di milioni di euro, forse anche cento, ma in realtà lo Stato avrà ben più pesanti perdite, poiché saranno migliaia gli operatori economici che subiranno una contrazione dei redditi, che si riverbererà negativamente sul gettito fiscale: quindi il risparmio per lo Stato sarà solo illusorio.

Per di più, nel caso di Atri, l’Amministrazione aveva già rinunciato alla corresponsione degli affitti e delle utenze per il mantenimento dell’attuale struttura che, pertanto, allo Stato non costava nulla; il Presidente del Tribunale di Teramo e, quindi, il Ministero della Giustizia, sono stati invece costretti a reperire, prendere in locazione e ristrutturare nuove sedi a Teramo per accogliere faldoni, mobili, macchinari informatici e impiegati provenienti dalle Sezioni di Atri e Giulianova: è sotto gli occhi di tutti come nelle sedi teramane magistrati, impiegati, fascicoli e mobili siano ammassati gli uni sugli altri, in spazi angusti e inadeguati, con servizi igienici e ascensori insufficienti e spesso fuori servizio.

Inoltre e incontrovertibilmente, stanno subendo perdite economiche anche avvocati, impiegati e utenti i quali devono raggiungere Teramo, lontana e mal collegata (passando per la A14 servono attualmente € 2,40 soltanto per il pedaggio autostradale; in alternativa si può usare la tortuosa e dissestata S.S. 553, notoriamente priva di qualsiasi manutenzione da anni).

Per quanto riguarda l’efficienza del sistema giudiziario, è bene ribadire come la Sezione di Atri funzionasse egregiamente e come anche l’utilizzazione dei tre criteri prediletti dalla Ministero della Giustizia per l’individuazione delle sedi subprovinciali da sopprimere (numero di abitanti; indice di litigiosità; indice di produttività) giustificasse il mantenimento degli Uffici di Atri: 1) la competenza territoriale dei locali Uffici si estende su Arsita, Atri, Basciano, Bisenti, Castel Castagna, Castiglione M. R., Castilenti, Cellino A., Cermignano, Montefino, Morro d’Oro, Notaresco, Penna S. Andrea, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Silvi e copre l’intero versante sud della Provincia di Teramo, senza tener conto che nei mesi estivi la popolazione del bacino di utenza raddoppia; 2) le sopravvenienze, cioè i procedimenti di nuova iscrizione, hanno numeri elevati, a tre zeri e una tendenza all’aumento piuttosto che alla diminuzione; 3) come si diceva sopra, gli Uffici hanno un funzionamento lineare e altamente produttivo e riescono a soddisfare le esigenze degli operatori e degli utenti (si tenga conto del fatto che le sedi di Atri sono più comodamente raggiungibili anche per tutti gli operatori e gli utenti della confinante Provincia di Pescara e della Provincia di Chieti).

Cancellare dalla geografia giudiziaria centinaia di presidi di giustizia e legalità, non ha fatto altro che negare ai cittadini i loro legittimi diritti e contraddire il principio della giustizia di prossimità, oltre che, come si è detto, decretare la morte sociale ed economica di centinaia di comunità e, quindi, l’impoverimento di milioni di cittadini.

Tutte le 220 Sezioni Distaccate di Tribunale sono state indistintamente tacciate di essere “produttrici di inconvenienti sotto il profilo dell’efficienza del servizio e del buon andamento dell’amministrazione della giustizia anche con riferimento ai criteri di economicità della gestione”; che una simile stroncatura possa valere indiscriminatamente per tutte le 220 Sezioni Distaccate pare quanto meno inverosimile e mal cela la volontà di cancellare in un sol colpo tutte le Sezioni Distaccate senza prima operare uno sforzo per selezionare quelle Sezioni che, invece, sono efficienti e rispondenti ai criteri di economicità della gestione: se la Sezione Distaccata di Atri funzionava e non costava nulla allo Stato, perché sopprimerla???

Si è omesso di svolgere il doveroso compito di scrupolosa selezione delle sedi da sopprimere, riorganizzare o ridimensionare: si è tagliato con la mannaia anziché usare il bisturi o il cesello per fare un lavoro meticoloso, perfetto, ma soprattutto equo!

Sono stati annunciati proroghe e aggiustamenti, ma poi non se n’è fatto nulla…

A Roma si gioca a tirare una coperta troppo corta, a rinfacciarsi o a rivendicare questo o quel provvedimento, perdendo di vista le reali emergenze, distratti dall’ossessiva ricerca di un leader o dal goffo tentativo di salvarne un altro. L'Italia sta decadendo molto più velocemente dei singoli soggetti!

Perché tutta questa fretta di attuare una riforma, questa dei tribunali, raffazzonata senza corretti criteri? Perché, quando ci sarebbero cose ben più urgenti da fare? Quando il porcellum è ancora lì?

Quando i costi della politica sono esorbitanti? Quando c’è ancora da fare la riforma della giustizia? Quando non si sono ancora presi provvedimenti per aiutare le aziende? Quando la disoccupazione ha raggiunto livelli esasperanti? Quando ai giovani si sta negando il futuro?
E a L’Aquila che si dice? Il Presidente Chiodi che fa? Nulla!

Però ha ben pensato di posticipare le elezioni regionali di 6 mesi, bloccando di fatto l’Abruzzo alla sola ordinaria amministrazione; ma si, tanto 6 mesi in più di lauti stipendi stanno bene a tutti. E che ci importa delle famiglie in difficoltà!

Allora, prima che questa pseudo-riforma determini il tracollo economico, il deterioramento sociale e l’impoverimento culturale di Atri, bisogna che tutte le componenti si destino per condurre una battaglia coesa ed efficace: commercianti, avvocati, impiegati degli uffici giudiziari, semplici cittadini e, per primo, il Sindaco Astolfi, devono assumersi ciascuno la propria responsabilità, prendere coscienza di ciò che sta accadendo, capire che cosa si può ancora fare per riaprire la Sezione di Atri e l’Ufficio Notifiche e, comunque, per salvare l’Ufficio del Giudice di Pace da un ulteriore colpo di mannaia che per Atri potrebbe essere mortale.

Spero che gli Atriani, il Sindaco e tutta l’Amministrazione non si siano già arresi e che si dimostrino orgogliosi e caparbi, perché non si può perdere una battaglia senza neppure combattere.

Il PD di Atri è pronto a qualsiasi forma di collaborazione e di azione trasversale per scongiurare l’ennesimo colpo di mannaia sociale che la malapolitica sta sferrando su Atri.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-09-2013 alle 15:11 sul giornale del 27 settembre 2013 - 585 letture

In questo articolo si parla di partito democratico

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