Santa Barbara, messa al Lido per la Patrona della Marina Militare

2' di lettura 01/12/2013 - Come ogni anno, il giorno 4 dicembre, con inizio alle ore 11:00, verrà celebrata la Santa Messa in occasione della ricorrenza della festività di Santa Barbara, Patrona della Marina Militare.

Prevista, come da protocollo e prassi, la partecipazione dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Giulianova guidato dal Tenente di Vascello Sandro Pezzuto e della locale sezione dell’Associazione Marinai d’Italia, oltre ad Autorità civili e militari.

Il rito verrò officiato da don Ennio Lucantoni, parrocco della chiesa San Pietro Apostolo del Lido.

Santa Barbara (Nicomedia, 273 – 306 circa) è venerata come santa e martire dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Benché non vi siano dati certi sulla vita, la sua figura è divenuta mitica grazie alla Legenda Aurea e il suo culto molto popolare per il fatto di essere considerata protettrice contro i fulmini e le morti improvvise e violente.

La vita
Nacque nel 273 d.C. in Asia Minore, in quella che è l'attuale İzmit, porto della Turchia, a quei tempi Nicomedia, per poi trasferirsi a Scandriglia, in provincia di Rieti.
La leggenda vuole che suo padre Dioscoro, di religione pagana, l'avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti.

Inoltre, per evitare che utilizzasse le terme pubbliche, egli gliene fece costruire di private. Barbara, vedendo che nel progetto vi erano solamente due finestre, ordinò ai costruttori di aggiungerne una terza, con l'intenzione di richiamare il concetto di Trinità. Quando il padre vide la modifica alla costruzione, intuì che la figlia poteva esser diventata cristiana.

La madre di Barbara aveva già abbracciato di nascosto la religione cristiana, finendo col rivelare il suo segreto alla figlia. Questa, dopo aver sentito alcune delle preghiere, percepì Gesù all'interno del suo cuore e diventò così cristiana e coinvolse nella sua nuova passione anche la sua amica Giuliana, convincendola a convertirsi e a pregare insieme a lei.

Il padre decise allora di denunciare sua figlia al magistrato romano che, in quei tempi di persecuzione, la condannò alla decapitazione, prescrivendo che la sentenza venisse eseguita proprio dal genitore, dopo due giorni di feroci torture.

Queste iniziarono con una flagellazione con verghe, che secondo la leggenda si tramutarono in piume di pavone (e per questo motivo spesso nella sua iconografia la santa è raffigurata tenendo in mano delle lunghe piume), quindi venne torturata col fuoco, ebbe le mammelle tagliate e fu quindi decapitata.

Era il 4 dicembre dell'anno 306. Secondo la leggenda, Dioscoro procedette all'esecuzione, ma subito dopo venne ucciso da un fulmine, interpretato come punizione divina per il suo gesto. Con lei soffrì lo stesso martirio anche Giuliana.








Questo è un articolo pubblicato il 01-12-2013 alle 16:35 sul giornale del 02 dicembre 2013 - 2324 letture

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