Tassati per terreni edificabili, ma non possono costruire-Diffidato Comune

06/02/2014 - Vengono regolarmente tassati per possesso di terreni come edificabili, ma non possono costruire. Partendo da questo sibillino paradosso, gli interessati hanno deciso di inoltrare una pesante diffida al Comune di Giulianova.

Si tratta di sei proprietari di aree ubicate nella zona collinare di via Amendola e via Cavoni. Gli stessi rispondono ai nomi di Luisa Calabrese, Renato D’Ascanio, Loreta Potacqui, Emilio Lattanzi, Tiziano Orfanelli ed Aldo Moretti che si sono rivolti agli avvocati Pier Francesco Manisco e Patrizia Cartone per la stesura e notifica dell’atto.

Parliamo in sostanza di terreni ricompresi all’interno del parco territoriale e destinati a zona C4 con particolare disciplina che nel PRG approvato in data 20 febbraio 2013 sono stati inseriti in zona F5 e, parzialmente, all’interno del vincolo idrogeologico.

Nella diffida viene specificato che per edificare in zona è prevista l’approvazione di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica.

I sei cittadini nella diffida ricostruiscono la disciplina urbanistica sottolineando che, per la zona F5, al comma 1, alcune aree saranno oggetto di esproprio per utilizzazione pubblica, attraverso strumento attuativo con disciplina di particolare salvaguardia, altre saranno caratterizzate da una limitata edificabilità condizionata alla cessione a titolo gratuito di una parte dell’area.

Comunque l’intera zona viene sottoposte a particolari vincoli per le utilizzazioni edilizia consentite e per le sistemazioni degli spazi liberi. Tra l’altro alcune aree sono sottoposte ad ulteriori limitazioni dettate dalla tutela del Vincolo idrogeologico.

I diffidanti contestano all’Amministrazione comunale l’imposizione di un vincolo sostanzialmente espropriativo in quanto rimesso alla scelta discrezionale e senza limiti di tempo all’approvazione di una “pianificazione secondaria in capo all’Ente medesimo”.

I sei evidenziano che ad oggi il Comune di Giulianova non ha approvato alcun piano attuativo, non ha adottato varianti specifiche né ha manifestato la volontà politica di procedere in tal senso.

Gli stessi fanno notare che la dottrina e la giurisprudenza affermano che “un’area per divenire edificabile deve possedere tale vocazione” cioè che per le sue oggettive caratteristiche intrinseche, deve apparire suscettibile di immediata trasformazione, ciò che invece non accade nel caso in esame.

E infatti, l’indice ridotto di edificabilità e l’elevata cessione delle aree a titolo gratuito determinano una volumetria davvero virtuale.

I sei “accusano” l’Amministrazione comunale di aver ritenuto di fatto sussistente un vincolo sui terreni come Parco territoriale non solo rendendoli non commerciabili, ma imponendo il pagamento dell’Imu benché non utilizzabili sotto il profilo edificatorio, in piena violazione dell’articolo 2 del decreto legislativo 504 del 1992.

Insomma, secondo i proprietari esiste “una situazione di manifesta illegalità” tenuto conto che il Comune ha reso le aree non edificabili, ma nello stesso tempo non commerciabili e gravate da imposte come se fossero edificabili.

I sei cittadini giuliesi non hanno più sopportano la strana ed inverosimile situazione venutasi a creare sulle loro proprietà e così hanno “diffidato il Comune ad approvare il Piano Particolareggiato nella zona C4 del Prg secondo le limitazioni edificatorie prescritte nelle Norme Tecniche d’Attuazione”.

Nello stesso tempo hanno invitato l’Ente a “riazzonare i terreni di che trattasi retrocedendoli alla destinazione agricola, con la conseguente perdita dei diritti edificatori e ciò conformemente allo spirito della pianificazione urbanistica che, nella zona, pone una particolare salvaguardia della caratterizzazione ambientale, anche con l’obiettivo di evitare ulteriore consumo del suolo.

I proprietari di Via Cavoni e Via Amendola hanno infine invitato l’Ente a desistere dalla ulteriore tassazione dei terreni con richiesta di restituzione dei tributi illegittimamente percepiti. Gli stessi hanno concesso al Comune trenta giorni di tempo per sanare la situazione prima di avviare azioni anche individuali.

Infatti, i sei proprietari invitano il legale rappresentante pro-tempore del Comune a partecipare l’atto di diffida a tutti gli Amministratori e dirigenti titolari di funzioni in materia di pianificazione territoriale ed imposizione di tributi.





Questo è un articolo pubblicato il 06-02-2014 alle 21:03 sul giornale del 07 febbraio 2014 - 1599 letture

In questo articolo si parla di attualità, Alfonso Aloisi

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