Europa e comuni: i punti della lenta diffusione di una cultura europea che, invece, può portare solo sviluppo

05/02/2017 - Con il “Mini Master in Europrogettazione” Smarteam puoi acquisire competenze utili allo sviluppo della tua organizzazione e del tuo territorio: fondi per smart cities, rafforzamento e qualificazione della Pa, cultura, media, ambiente, start-up, etc.

EUROPA A DUE VELOCITÀ

Se l’Europa non è generosa con l’Italia nella gestione dei conti pubblici, il nostro Paese si dimostra invece disposto a regalare preziosi fondi e i suoi migliori cervelli agli altri Paesi europei.

È quello che continua ad accadere nella corsa ai Fondi europei per la ricerca: quasi 80 miliardi in palio con Horizon 2020, che ci vede finora arrancare al quinto posto per finanziamenti conquistati (siamo il terzo contribuente dell’Unione europea) e al sesto per ricercatori ospitati in Italia. A conti fatti ogni anno perdiamo almeno 300 milioni e 30 super scienziati, regalandoli agli altri.

Dei 17,250 miliardi di euro messi in palio dall’Europa per la ricerca, l’Italia, attraverso centri di ricerca, imprese, ed università, ne ha conquistati 1,413 miliardi, l’8% del totale. Un risultato che ci tiene ben lontano dalla Germania (18%) e dall’Inghilterra (15%) che ne hanno conquistati circa il doppio. Così come restiamo dietro a Paesi a noi tradizionalmente più vicini, come la Francia (10%) e la Spagna (9%).

Come acquisire e aumentare le risorse dai Finanziamenti europei?

Occorre innanzitutto un cambio di mentalità: conoscere, comunicare, intraprendere, investire in capitale umano, fare rete tra imprese.

Non di secondaria importanza è il ruolo che gioca la necessaria conoscenza dei tanti finanziamenti “diretti” emanati, gestiti e controllati direttamente dalla Commissione europea di Bruxelles, conosciuti anche come "Programmi tematici" attraverso i loro acronimi (Horizon 2020, COSME, Europa Creativa, Erasmus+, ecc.) e destinati a finanziare progetti riguardanti diversi settori (ambiente, ricerca e sviluppo tecnologico, innovazione, cultura, formazione, ecc.). Le necessarie conoscenze dei programmi tematici (risorse disponibili, settori economici coinvolti, modalità di presentazione delle proposte progettuali, costituzione di partenariati, ecc.), permetteranno a tutti gli attori interessati, di raggiungere quello sviluppo economico che ancora oggi stenta a decollare nell’Italia intera.

La natura dei finanziamenti non prevede la possibilità di realizzare investimenti in opere a carattere strutturale (se non in casi specifici e importi limitati) o in attività a livello nazionale o locale le quali ricadono in gran parte nelle competenze dei Fondi strutturali. Permette invece, attraverso la costituzione di partenariati tra enti, imprese e associazioni, sia pubblici che privati in Stati membri diversi, di attuare progetti di elevato interesse innovativo, incentivando la collaborazione e coordinando gli sforzi sulla base del principio della sussidiarietà.

COSA SUCCEDE NEL NOSTRO TERRITORIO?

Se guardiamo in casa, nella graduatoria dei bandi europei Horizon 2020 destinati alle PMI, la Lombardia si comporta come uno stato, collocandosi al sesto posto assoluto, a poca distanza dalla Francia, meglio dell’intera Svezia, ma anche dell’Olanda, Danimarca e Finlandia. Degli 80 miliardi di euro di finanziamento a fondo perduto messi a disposizione dall’Europa, il 10% è stato intercettato dalle aziende italiane, con la Lombardia a trainare l’intero Paese: dei 2369 beneficiari europei, 398 riguardano imprese italiane, per quasi 1/3 si tratta di realtà lombarde operanti nei settori dei trasporti, nano-tecnologie ed eco-innovazione.

COSA SUCCEDE NEI PICCOLI COMUNI?

Per i Comuni, anche di minori dimensioni, i fondi Ue non sono inarrivabili, però occorre ancora, per la maggior parte di essi, dotarsi di un’organizzazione interna ad hoc, investire nella formazione, fare una programmazione seria, senza improvvisazioni, oggi, ancor più necessarie, con i tagli dei trasferimenti statali.

Da un’indagine condotta nel 2016 da GFinance e da EasyGov Solutions, in collaborazione con l’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano, che ha analizzato tutti i programmi, a gestione diretta e di cooperazione, attivati nel periodo 2010-2014, dalle amministrazioni pubbliche, si evince che sul campione di 366 comuni interessati   (141 con popolazione superiore ai 50mila abitanti e 225 fra i 15mila e i 50mila in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto), sono 104 (il 28,5% del campione e per l’89% dei casi si tratta di grandi città) i Comuni che hanno attivato un progetto europeo: in tutto 431 per un investimento superiore a 882 milioni di euro (comprensivo degli investimenti di altri partner, anche imprese) e una quota di cofinanziamento, assegnata ai Comuni dalla Ue, pari a 56 milioni. Il contributo medio assegnato a un singolo Comune è di poco superiore a 543mila euro, con importanti differenze, ovviamente, in base alle dimensioni della città.

La principale destinazione dei fondi va a smart cities, rafforzamento e qualificazione della Pa (44%), seguita da cultura e media (13%) e dall’ambiente (9%).

I comuni del campione analizzato, anche non grandi, risultano ben organizzati: hanno uffici tecnici dedicati all’acquisizione e gestione dei progetti europei (93% dei casi), personale formato sulle politiche dell’Unione (80%), e molto spesso (76%) sono provvisti anche di una delega politica dedicata all’Europa.

Quest’ultimo aspetto incide sull’efficacia dell’azione del Comune: la media di progetti per ente passa, infatti, da 3,1 nei Comuni in cui non è prevista una delega specifica ai 6,7 di quelli che hanno un assessore dedicato.


COSA FARE PER DIFFONDERE UNA CULTURA EUROPEA?

Molto ancora occorre fare, inoltre, perché l’informazione e la formazione sui finanziamenti europei arrivino ai molti comuni, cittadini e lavoratori, giovani laureati e piccole e medie imprese, che ancora oggi risultano esclusi dalle opportunità di crescita e di sviluppo provenienti dall’Europa.

Sui fondi europei si costruiscono carriere politiche, diventano argomento di campagna elettorale, ma a livello concreto sui territori nessuno o quasi se ne occupa, per cui la maggioranza dei cittadini non ritiene che la politica di coesione e i fondi strutturali abbiano un impatto concreto sulla vita di tutti i giorni.

Perché le grandi opportunità di sviluppo economico che ci sono offerte dall’Unione europea risultino di grande aiuto per tutti, senza l’alibi della complessità della materia, accendiamo il motore della comunicazione e della conoscenza.

Smarteam ci sta provando, con i momenti informativi “I Giovedì Smart”, dedicati alla presentazione di tematiche e programmi di finanziamento europei, bandi nazionali e regionali, e con i corsi formativi dedicati alla crescita personale e/o professionale ed imprenditoriale.

A questo scopo risponde il prossimo Mini Master Europrogettazione, programmato da Smarteam in collaborazione con la Fideas Srl di Offida, a partire dal prossimo 10 febbraio e con termine al 04 marzo 2017, a San Benedetto del Tronto.

A chi si rivolge il Mini Master?

Il Mini Master in Europrogettazione si rivolge sia a chi, anche all’interno degli enti pubblici locali, voglia acquisire nuove conoscenze sui finanziamenti europei e sviluppare nuove opportunità per la crescita della propria professionalità, della propria organizzazione e di tutto il territorio.

Non sono previsti requisiti di accesso o titoli, né limitazioni di età.

SMARTEAM,  struttura  formativa accreditata presso la Regione Marche per obbligo formativo, formazione continua e superiore,   ricorda, a tutti gli interessati che le iscrizioni al Mini Master  sono ancora aperte fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Ulteriori informazioni su programma, destinatari, orari di svolgimento e modalità di iscrizione sono reperibili alla pagina SMARTEAM: http://www.smarteam.net/mini-master-europrogettazione/

 


da Fideas Srl e Smarteam - startup innovativa




Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 05-02-2017 alle 10:11 sul giornale del 06 febbraio 2017 - 477 letture

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