Fondi Ue: da principali fonti di finanziamento di politiche di sviluppo a "strategie di sostegno inadeguate", ecco un' intervista con un esperto e convinto europeista

20/10/2018 - I fondi europei rivestono un’ opportunità non indifferente per l’ avvio e lo sviluppo di nuove realtà ed idee imprenditoriali nonché per la crescita di un territorio più equilibrato e sostenibile e un accrescimento delle identità degli ambienti, delle politiche attive per l’occupazione e per la Cultura.

La programmazione della Ue mira a erogare fondi in virtù di una politica di coesione economica, sociale e territoriale perché intende ridurre il divario fra i diversi Stati e regioni e gli Stati e le regioni meno favoriti.

Il nostro focus è rivolto alla regione Marche, una delle regioni colpite fortemente dal terremoto del 2016, che potrebbe ‘ sfruttare’ l’ opportunità del fondi UE per rilanciare un’ area, molto vasta, devastata dal punto di vista economico e sociale a causa dei ripetuti eventi sismici che hanno mutato luoghi, flussi commerciali e imprenditorialità radicate.

Analizziamo la situazione odierna insieme a Giuliano Bartolomei, Dottore Commercialista, esperto di fondi europei e Presidente della Fideas Srl di Offida, per comprendere quanto, a volte, si può fare ed invece non si fa.

Poniamo alcune domande per comprendere meglio la situazione attuale.

- In linea con la programmazione 2014/2020 la nostra regione come si trova con gli obiettivi di spesa e la programmazione?

"La Regione Marche dopo gli eventi sismici e le conseguenti priorità operative collegate all’emergenza ed alla ricostruzione, ha dovuto necessariamente dirottare proprie risorse umane e finanziare verso tali azioni riducendo notevolmente la propria capacità di programmazione ed emanazione dei bandi, nonché l’utilizzo delle risorse comunitarie, costituite principalmente dai fondi FEASR e FESR.

A fine 2017 la Regione ha modificato i propri Programmi Operativi Regionali (POR) e sta in questi mesi cercando di recuperare il ritardo dando precedenza ai nuovi bandi per le aree sisma a valere appunto sul FEASR e sul FESR.

Considerando anche le risorse nazionali per le imprese aree sisma ci sono tre diverse fonti di finanziamento:

a) il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) che finanzia le attività extra-agricole, con uno stanziamento aggiuntivo di 248 milioni di euro, di cui oltre 100 milioni di euro per investimenti produttivi;

b) Il Piano di Sviluppo Rurale (PSR-FEASR) che finanzia le attività agricole ed extra agricole connesse, con uno stanziamento aggiuntivo di 159 milioni di euro;

c) i fondi stanziati dai Governi Renzi e Gentiloni in favore del sistema imprenditoriale all’interno del cratere (quasi 1 miliardo di euro di cui il 62% destinati alle Marche) che comprendono :

- agevolazioni contributive e fiscali (Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia) 490 milioni di euro a livello nazionale, utilizzati al 70%,

- contributi per la sospensione (una tantum e integrazioni salariali, 259 milioni di euro), utilizzati parzialmente,

- contributi per la prosecuzione delle attività (danni indiretti, 46 milioni di euro), bando chiuso il 30.09.2018,

- contributi a sostegno degli investimenti e dell’occupazione (127 milioni di euro), che include: a) bando Invitalia per grandi investimenti (chiuso il 28.09.2018), b) bandi delle 4 regioni su investimenti (da 20.000 ad 1,5 milioni di euro effettuati dal 24.08.2016 o da effettuare) c) credito d’imposta su nuovi investimenti fino al 45%. I bandi b) e c) debbono ancora essere pubblicati.

Dunque lo Stato (ministero dello Sviluppo Economico), la Regione ed i GAL da cui dipendono tempi e modalità di emanazione di bandi, graduatorie ed erogazioni possono con uno sforzo unanime e coordinato, recuperare i ritardi e favorire il veloce raggiungimento degli obiettivi di spesa, che sono sì ambiziosi ma non irraggiungibili. "

- Le imprese in area sisma riescono a sfruttare le opportunità dei finanziamenti per uscire dalle proprie difficoltà post- sisma?

"Dall’agosto 2016 agli inizi 2017 la Regione, dedicandosi alla gestione delle emergenze, ha sottovalutato la necessità di attuare una efficace strategia di comunicazione e le imprese ne hanno risentito. Sono trascorsi quasi due anni con informazioni frammentarie e poco capillari che non hanno certamente agevolato lo spirito imprenditoriale nei territori del cratere, come dimostra la scarsa partecipazione al bando aree di crisi del Piceno dell’ottobre 2017, ai bandi Gal emanati ad inizio 2018 o al bando per i danni indiretti.

In questi due anni il sottoscritto e la Fideas hanno cercato di supplire informando tempestivamente le imprese ed i territori tramite blog (https://bartolomeigiuliano.blog), sito web Fideas (www.fideas.it) e pagine social (su facebook e Linkedin) delle diverse opportunità regionali e nazionali. Pur se insufficienti tali strumenti ci hanno consentito di raggiungere nel 2017 quasi 100 mila persone.

Le imprese sono comunque pronte a sfruttare le opportunità e la Regione sta recuperando anche il ritardo nella strategia di diffusione delle informazioni raggiungendo i territori con eventi informativi, stazioni informative mobili ed invio massivo di Pec ed email a tutte le imprese con info sui vari bandi.

La massiccia partecipazione delle imprese all’ultimo bando (FESR, "Sostegno agli investimenti produttivi al fine del rilancio della crescita economica e della competitività delle aree colpite dal sisma") chiusosi lo scorso 5 ottobre 2018 dimostra che la comunicazione verso le imprese ora inizia a funzionare pienamente. Infatti aperto il 1° ottobre con una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro il bando si è chiuso in 5 giorni con la presentazione di ben 235 domande, con investimento per oltre 172 milioni di euro e contributi pubblici richiesti per più di 56 milioni di euro. "

- Dai dati regionali quali ostacoli emergono per l' utilizzo tempestivo ed efficace dei fondi Ue : una mancanza di informazione, una sfiducia generale su questo tipo di opportunità, una programmazione vera o che altro?

"Il territorio colpito dal sisma è piuttosto esteso e variegato in termini di danni subiti e certamente le imprese operanti nei comuni epicentro (Arquata, Acquasanta, etc.) hanno oggettive difficoltà a fare investimenti in territori ove non si è data ancora una soluzione definitiva alla distruzione di opifici e stabilimenti artigianali, industriali e commerciali. Ad oggi la gran parte delle imprese ha usufruito della delocalizzazione temporanea delle attività economiche in paesi limitrofi o addirittura sulla costa (che può durare fino a 6 anni). Se non si fanno subito i piani regolatori per garantire la ricostruzione nei luoghi originari di svolgimento delle attività economiche, la delocalizzazione potrà diventare definitiva con gravi danni economici e sociali proprio dei paesi maggiormente colpiti dal sisma.

Alle oggettive difficoltà delle imprese delocalizzate si aggiungono anche eccessivi vicoli burocratici imposti dalla legislazione e dagli stessi bandi nazionali e regionali che a volte sono più funzionali all’attrazione di investimenti da parte di imprese provenienti da fuori cratere che a sostenere le imprese danneggiate."

Manca infine una strategia di sostegno alla nascita di nuove micro imprese (start-up più o meno innovative) da parte dei giovani ed altri soggetti disoccupati ed inoccupati che vivono nell’area del cratere e che hanno una grande voglia di fare ma che non riescono a trovare il giusto sostegno nei numerosi bandi che pongono ad esempio limiti minimi di investimento troppo elevati (150.000 euro per le start-up area di crisi del Piceno o addirittura 200.000 euro per il bando investimenti in area sisma del Por Fesr), per avviare micro attività di cui c’è reale bisogno (artigianato, servizi sociali, servizi turistici, etc.) in comunità di piccole dimensioni e che subiscono un progressivo spopolamento.

Da questo punto di vista apprezzabile è il ruolo dei Gruppi di Azione Locale (GAL-PSR-FEASR) che hanno velocemente rivisto i loro programmi e resi maggiormente adeguati ai bisogni del territorio offrendo a micro-imprese e neo-imprenditori agricoli ed extra-agricoli delle valide opportunità. I GAL dell’area cratere andrebbero dunque ulteriormente rifinanziati fino a soddisfare tutte le numerose richieste loro pervenute.

Le risorse finanziarie ed umane ci sono, vanno solo messe in relazione sulla base dei reali fabbisogni del territorio riducendo i limiti settoriali e di investimento finanziabili, la burocrazia, ed i tempi di emanazione dei bandi e dei decreti di ammissibilità. "

Per info e consulenza consultare il sito www.fideas.it





Questa è un'intervista pubblicata il 20-10-2018 alle 23:36 sul giornale del 22 ottobre 2018 - 178 letture

In questo articolo si parla di lavoro, intervista, Alessia Rossi

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