Pescara: Riunita la Commissione Sicurezza per l' ordinanza della rimozione di amianto in via Colle Pizzuto

7' di lettura 25/11/2020 - “L’amianto che oggi ricopre come tetto le stalle presenti in via Colle Pizzuto dovrà essere rimosso entro 90 giorni dagli otto proprietari dei terreni e dei manufatti. "

"È quanto previsto nella nuova ordinanza, la numero 348 firmata lo scorso 10 novembre, dall’Ufficio Ambiente del Comune di Pescara, tesa a eliminare una condizione di degrado intollerabile sulle colline della città.

Tuttavia non ci basta: consideriamo quel documento solo il primo passo, perché dopo le coperture andranno smantellate le stesse stalle, circa una decina, con la rimozione dei cavalli presenti, con la bonifica dei luoghi e il ripristino delle opportune condizioni igienico-sanitarie.

Ovviamente la pandemia, con l’istituzione della Zona Rossa, ci impone di pazientare sino al 10 febbraio, data di scadenza del provvedimento, ma se la stessa ordinanza verrà disattesa chiederemo al Comune di intervenire personalmente, per poi aprire il contenzioso con i proprietari per il recupero delle relative spese, a tutela dei residenti della zona, costretti a vivere in una latrina con miasmi organici intollerabili.

Nel frattempo chiediamo alla Polizia municipale di effettuare un sopralluogo urgente sul posto per verificare la presenza segnalata di un cantiere in corso per la costruzione di una nuova stalla, senza alcun cartello che indichi gli estremi del cantiere stesso”.

Lo ha detto il Presidente della Commissione Sicurezza del Territorio Armando Foschi al termine della seduta che ha ufficializzato l’ordinanza firmata dalla dirigente del Settore Ambiente e Verde Emilia Fino.

“Dallo scorso febbraio la nostra Commissione ha sollevato il forte disagio determinato da una condizione di degrado intollerabile nella zona compresa tra strada Colle Pizzuto e strada Colle Renazzo, ascoltando una delegazione dei residenti della zona, stanchi di quella presenza ingombrante a due passi dalle loro case – ha spiegato il Presidente Foschi -.

In sostanza da almeno dieci anni, su un terreno di proprietà privata sono spuntate delle baracche, non sappiamo se abusive o meno, usate come stalle per la custodia di cavalli. Ignoti gli autori dell’edificazione, così come la proprietà degli animali.

Fatto sta che per la realizzazione delle stalle è stato usato anche materiale contenente amianto, come dimostrano i profilati fotografati dai cittadini, e che comunque la presenza di quegli animali viola anche il Regolamento comunale per l’Igiene urbana secondo il quale le strutture utilizzate per la custodia dei cavalli, ovvero le stalle ‘non possono trovarsi nel centro abitato’, come in questo caso.

Non solo: come hanno riferito i residenti, tra quelle baracche ci sarebbero anche traffici e movimenti poco chiari, che hanno turbato la tranquillità dei cittadini, senza parlare dei cavalli con le bighe che al mattino scendono da via Lago Isoletta verso via Primovere per far fare quattro passi agli animali.

I cittadini hanno affermato di aver già presentato svariate denunce per segnalare una situazione tutt’altro che legittima, ma quegli esposti non avrebbero sortito alcun effetto, mentre i residenti continuano a dover sopportare rumori e miasmi provenienti dalle stalle oltre che una convivenza molto critica.

Infine alcuni operai che avrebbero effettuato delle opere sul terreno, dipendenti anche di un’azienda pubblica, avrebbero fatto sapere di aver trovato nel sottosuolo carcasse di cavallo sotterrate in maniera anomala, altro dettaglio che merita di essere verificato con urgenza. Dopo quella prima seduta di Commissione, il sindaco Masci ha promosso l’istituzione di un Tavolo tecnico che ha riunito Polizia municipale con il Settore Ambiente, Ufficio Ambiente del Comune e Asl.

Lo scorso 11 marzo, dunque all’inizio della pandemia, il Dipartimento di igiene e prevenzione ambientale della Asl e la Polizia municipale hanno effettuato un sopralluogo accertando la veridicità e la gravità di quanto segnalato dai cittadini, dunque la presenza di una vera e propria discarica di rifiuti di ogni genere, dallo sterco dei cavalli alla plastica, dalla paglia agli inerti di cantiere, su tutto il terreno e, ovviamente, un gran numero di stalle evidentemente realizzate in momenti diversi e progressivi stando alle condizioni dei manufatti, dal rudere al casolare, tutti con coperture costituite da lastre di cemento-amianto che, stando al sopralluogo della Asl e al relativo verbale firmato dalla dirigente Adelina Stella e dai tecnici Roberto Cristofaro e Antonio D’Orazio, presentano ‘bordi frastagliati, rotture macroscopiche, lastre di amianto non ancorate ma solo poggiate sulla copertura’.

Ed è stata la stessa Asl a rilevare come ‘i materiali contenenti amianto vetusti, danneggiati o sottoposti all’esposizione di agenti atmosferici possono disperdere nell’aria fibre nocive alla salute’, e quindi a sollecitare un provvedimento ‘nei confronti dei proprietari delle strutture e del terreno, responsabili dell’omissione di sorveglianza dell’area e cura dell’igiene, ovvero un’ordinanza per imporre la bonifica immediata dell’area e la rimozione di tutti i rifiuti entro 60 giorni, quindi l’adozione di disposizioni per impedire la manipolazione e l’ulteriore danneggiamento dei materiali contenenti amianto e la loro rimozione entro 90 giorni’.

Infine la stessa Asl ha accertato e fotograficamente documentato anche la presenza di grossi quantitativi ‘di rifiuti zootecnici abbandonati che di fatto, insieme agli altri rifiuti, formano una discarica, e l’assenza di una concimaia a servizio delle stalle’. Altro sollecito è arrivato anche dal Servizio Veterinario della Asl, con nota sottoscritta dal Direttore Carlo D’Intino e dal Dirigente Medico Nicola De Luca, i quali hanno ‘constatato la persistenza degli inconvenienti igienico-sanitari all’interno di un’azienda agricola utilizzata da alcune famiglie rom come ricovero dei propri cavalli.

Oltre al casolare diroccato e fatiscente, sono stati evidenziati materiali inerti, accumuli di letame che tendono a riversarsi nel fossato situato nelle immediate adiacenze dell’azienda, ossia Fosso Vallelunga, e manufatti allestiti con materiale più disparato all’interno dei quali sono detenuti alcuni cavalli.

L’area appare di fatto come una vera e propria discarica’, chiedendo, quindi, la rimozione di tutti gli inconvenienti igienico-sanitari con la bonifica dell’area e lo sgombero degli animali, una proposta che, come si legge nel verbale, addirittura la Asl avrebbe avanzato già nel novembre 2010, ossia dieci anni fa. In seguito ai due verbali di sopralluogo, uniti a quello della Polizia municipale, la dirigente del Settore Ambiente Emilia Fino, il 17 aprile 2020, ha emesso la relativa ordinanza rivolta ai proprietari dei terreni disponendo la rimozione di tutte le problematiche emerse entro 60-90 giorni.

Ma, subito l’inghippo, uno dei proprietari ha addirittura fatto ricorso contro il Comune, sollevando delle presunte eccezioni tecniche sull’ordinanza, ma soprattutto affermando di non poter ottemperare ‘non avendo libero accesso al sito ovvero non ha il possesso del terreno’, peccato che gli stessi proprietari non abbiano mai fatto esposti o segnalazioni o denunce o comunque azioni contro una presunta occupazione abusiva di quelle aree, dunque siamo dinanzi a una macroscopica contraddizione.

Ora, a fronte delle eccezioni tecniche, il Comune ha ritenuto opportuno revocare l’ordinanza di aprile per riavviare da zero il procedimento, ma l’impressione, francamente, è di essere finiti in un labirinto di carte e sopralluoghi da cui rischiamo di non uscire per i prossimi vent’anni a discapito dei residenti, costretti a convivere con odori nauseabondi di stalla e amianto, un mix letale per la salute umana.

Ora – ha detto il Presidente Foschi – dopo le sedute di Commissione, utili a tenere accesi i riflettori, è arrivata la nuova ordinanza, datata 10 novembre 2020, dell’Ufficio Ambiente e Verde che ha concesso altri 90 giorni di tempo, dunque sino al 10 febbraio 2021, agli 8 proprietari di terreni e manufatti per adottare tutte le misure necessarie per ‘evitare nuove manipolazioni e danneggiamenti delle coperture in cemento-amianto con la relativa bonifica e messa in sicurezza’, ovvero rimozione.

Accettiamo il provvedimento, anche se non ci basta: se entro febbraio i proprietari non provvederanno alla bonifica dei siti, chiederemo un intervento dell’amministrazione comunale che dovrà procedere personalmente con l’abbattimento delle stalle, di cui una di 40 metri quadrati, alta 2,80 metri, e la rimozione di tutti gli inerti e i rifiuti per poi rivalersi sui proprietari che hanno il dovere di custodire quelle aree a tutela degli altri residenti”.


da Armando Foschi
Presidente Commissione Sicurezza e Mobilità





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-11-2020 alle 16:03 sul giornale del 26 novembre 2020 - 160 letture

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